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Guida ai tesori scientifici di Bologna

L'archiginnasio e l'anatomia

di Francesca Montevecchi
e Agostino Tripaldi

Il Palazzo cinquecentesco dell'Archiginnasio fu la prima sede unificata dell'Università di Bologna e lo restò per circa due secoli.

In questo periodo alcuni dei contributi scientifici più importanti dati dall'Università furono nel campo della medicina.

Nel Medioevo l'attività didattica dello Studio era basata su un rapporto diretto tra docenti e scolari che dall'XI secolo convenivano a Bologna dall'Italia e dai paesi d'oltralpe per studiare diritto civile e canonico. L'insegnamento si svolgeva presso le abitazioni dei maestri o in locali in affitto.


All'inizio del Cinquecento Bologna fu assorbita nello Stato pontificio. Nella seconda metà del secolo papa Pio IV riorganizzò lo Studio bolognese promuovendo la costruzione di un'unica struttura dove far confluire insegnanti e studenti.

La decisione di dotare la città di una nuova sede per l'insegnamento universitario rispondeva anche all'esigenza di un più efficace controllo sullo Studio da parte dell'autorità religiosa. Il progetto inoltre si inquadrava in un piano di rinnovamento urbanistico della città, sostenuto con vigore dal vice-legato pontificio Donato Cesi.

Nel 1561, nonostante l'avversione dei bolognesi, Pio IV diede a Cesi l'autorizzazione ad iniziare i lavori.

Questi si svolsero con grande rapidità: cominciati nel 1562, furono portati a termine alla fine del 1563. Architetto e capomastro fu Antonio Morandi detto il Terribilia.

Nel nuovo complesso furono inglobate le vecchie scuole di San Petronio: locali presi in affitto dalle autorità cittadine per l'insegnamento universitario già all'inizio del Cinquecento.

Il fabbricato fu ampliato e ristrutturato per renderlo funzionale e sontuoso.

Nel corso dei secoli l'edificio fu decorato con gli stemmi dei professori e degli studenti dell'Università.

L'anatomia

L'insegnamento della medicina fu introdotto nella facoltà delle arti dell'Università di Bologna nel Duecento.

Durante l'epoca medievale la medicina era condizionata dall'eredità ippocratico-galenica, integrata da elementi aristotelici ed arabi e non si arricchì di nuovi dati osservativi o sperimentali fino al XIII secolo. Allora ebbe inizio la pratica di sezionare i cadaveri per stabilire le cause dei decessi e studiare le caratteristiche fondamentali del corpo umano.


L'anatomia, intesa in questo modo, si sviluppò a Bologna sul finire del Medioevo.

La sua origine è legata al nome di Mondino de' Liuzzi, che nel 1315 eseguì la prima dissezione pubblica e scrisse un trattato che divenne punto di riferimento per lo studio dell'anatomia fino all'epoca di Andrea Vesalio.

La pratica anatomica inaugurata da Mondino continuò nei secoli successivi, facendo di Bologna uno dei centri più importanti in questo campo, grazie all'attività di eccellenti maestri. Anche Vesalio insegnò per qualche tempo a Bologna e vi eseguì delle dissezioni.

L'esigenza di edificare un teatro anatomico stabile fu il risultato di questa tradizione di studi. Fino alla fine del Cinquecento si erigeva di anno in anno un teatro anatomico in legno, che veniva smontato al termine dell'esercitazione.

Nel 1595 la Gabella Grossa deliberò di costruirne uno permanente ristrutturando una sala al piano superiore dell'Archiginnasio. Questa decisione nasceva anche dalla competizione con lo Studio di Padova, che aveva già da tempo un teatro anatomico permanente

Nel 1602 si stabilì di tenere l'anatomia pubblica nel periodo di carnevale.

La dissezione assunse il carattere di una celebrazione ufficiale, cui partecipavano i docenti e gli studenti dello Studio, le autorità cittadine e un pubblico elegante.

Molti medici illustri, tra cui Galvani, si cimentarono nell'esecuzione dell'anatomia pubblica dando saggio della loro perizia in questa particolarissima esibizione.

La "funzione" anatomica, come si consolidò tra Sei e Settecento, era articolata in sedici lezioni e consisteva nella lettura e nel commento di un testo scelto dal professore, mentre l'incisore e i chirurghi preparavano e mostravano le parti del corpo illustrate dal docente.
A questo seguivano una discussione, alla quale partecipavano gli studenti e i docenti, e il cosiddetto contraddittorio teologico, in cui si affrontavano argomenti di morale e religione.

Nel 1631, il governo della città per far fronte al grande numero di spettatori che assistevano alle dissezioni, decise di costruire un nuovo anfiteatro.

L'incarico fu affidato ad Antonio Paolucci, detto il Levanti, che trasformò allo scopo una grande sala vicina alla precedente, sopra la cappella di Santa Maria de' Bulgari.
I lavori terminarono nel 1649.

La forma quadrilatera del teatro - come lo si vede ancora oggi - permetteva una disposizione del pubblico che riproduceva i rapporti di potere all'interno dello Studio e tra Studio e autorità cittadine. La presenza di due "poli" - il tavolo dissettorio al centro, e la cattedra sulla destra -, ricordava la duplice natura della funzione anatomica: ostensione e disputa.

La sala fu rivestita in legno d'abete e dotata di sedili con balaustre. Nelle nicchie lungo le pareti furono collocati le statue e i busti di medici antichi e moderni.

Le decorazioni del soffitto tessono una fitta rete di simboli, con riferimenti all'astrologia medica e al concetto rinascimentale dell'analogia tra microcosmo e macrocosmo.

Nel corso del Settecento le dissezioni anatomiche pubbliche furono sempre più rare perché non avevano più reali finalità didattiche. Gli studenti trovavano migliori occasioni per studiare l'anatomia nel Teatrino Segreto per la Notomia o nella Scuola di Chirurgia.

La "pubblica funzione di anatomia", che per secoli costituì un importante momento della vita cittadina, continuò a tenersi fino al 1803, quando la sede dell'Università fu trasferita a Palazzo Poggi.

Le cere anatomiche

La perdurante crisi dell'Università nel Settecento portò all'elaborazione di vari tentativi di riforma. L'impossibilità di attuare un reale rinnovamento dell'università portò Luigi Ferdinando Marsili a fondare una nuova istituzione pubblica, in grado di sopperire alle lacune dell'antico Studio.

Dopo lunghe trattative tra Marsili e il Senato bolognese, nel 1714 venne inaugurato in Palazzo Poggi, attuale sede dell'Università, l'Istituto delle Scienze, concepito sul modello delle accademie scientifiche europee.

L'Istituto, a cui erano aggregate due accademie, una artistica e una scientifica, era diviso in varie stanze, ognuna delle quali era destinata a una diversa scienza e affidata a un professore. La nuova istituzione costituì un'importante innovazione.

Benedetto XIV, per tutto il tempo del suo pontificato, si interessò all'Istituto e ne fece un moderno centro di ricerca dove ebbero spazio tra le altre scienze l'anatomia e la medicina.

Nel 1742 il Papa istituì la Scuola pratica di Chirurgia e la dotò di un pregevole corredo di strumenti, riconoscendo alla medicina e alla chirurgia la natura di discipline sperimentali.

Nello stesso 1742 il Papa affidò ad Ercole Lelli l'incarico di realizzare otto statue che, partendo da due nudi, maschile e femminile, mostravano mediante la sottrazione successiva di tessuti e organi, la struttura muscolare e ossea.

Numerose tavole più piccole riproducevano diverse parti anatomiche nei dettagli.

Nel 1747 i preparati furono sistemati in alcuni armadi in una stanza dell'Istituto.

Il Papa nominò Lelli custode ed ostensore delle cere anatomiche.

Le cere furono realizzate a scopo didattico e artistico insieme ed erano una sorta di collegamento tra l'anatomia per i medici e quella degli artisti dell'Accademia di Belle Arti. Per la loro realizzazione si partiva da uno scheletro umano ricavato da un cadavere, a cui si sovrapponevano progressivamente muscoli e tessuti artificiali realizzati imbevendo dei filacci di canapa con una miscela a base di cera. Le statue così ottenute erano poi colorate e rifinite. Per questo lavoro Ercole Lelli si avvalse della collaborazione di un chirurgo e di uno scultore.

Tre diversi artisti si alternarono nel lavoro. Il famoso Giovanni Manzolini collaborò con Lelli dal 1743 al 1745 e proseguì il lavoro anche per committenti italiani e stranieri, in un suo laboratorio privato. Qui si avvalse della collaborazione della moglie, Anna Morandi, che divenne ben presto una valente ceroplasta e continuò l'opera del marito, morto nel 1755.

Lelli collaborò anche con Antonio Galli, per il quale realizzò 170 modelli in cera e in creta utilizzati per l'insegnamento dell'ostetricia.

I preparati furono acquistati nel 1757 dall'Istituto delle Scienze e collocati in una stanza al piano inferiore dove furono utilizzati da Galli per l'insegnamento ai medici e alle levatrici.

Anna Morandi divenne tanto famosa da essere chiamata presso diverse università straniere. Tuttavia non lasciò mai Bologna, dove era associata all'Accademia Clementina e modellatrice presso la cattedra di anatomia dello Studio.

Alla sua morte, nel 1774,
tutte le sue opere e i suoi libri furono acquistati
dall'Istituto e si trovano oggi
nella Biblioteca Universitaria.
   

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